Efficienza energetica non solo per l’edilizia residenziale: il risparmio della PA

L’efficienza energetica in ambito edilizio non è una questione confinata nell’edilizia residenziale. I costi e gli sprechi riguardano anche gli edifici pubblici. In Italia si tratta di un patrimonio di oltre 13mila edifici che arrivano a consumare ogni anno circa 4,3 TWh di energia che, quantificato in euro, fa l’impressionante cifra di 644 milioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di edifici inefficienti che, secondo l’ENEA, grazie a interventi sull’involucro edilizio (e a una maggiore coscienza sulle buone prassi di economia energetica) potrebbero portare a un risparmio del 40% sulla bolletta energetica della PA (e sull’emissione di CO2).

Attualmente gli investimenti per l’efficientamento energetico degli edifici è stato guidato dal settore residenziale (con il 53% degli investimenti). Il settore terziario e uffici, tra cui quelli della PA, è in coda alla classifica con un 14% degli investimenti dedicati al miglioramento delle performance energetiche. E nella maggior parte dei casi si tratta di interventi relativi all’illuminazione.

Un deciso intervento di miglioramento delle performance energetiche degli edifici pubblici è fondamentale per motivi:

  • Incentivare la cultura del risparmio energetico: accanto agli incentivi fiscali per la riqualificazione degli edifici, aumentare gli investimenti nel settore pubblico significherebbe diffondere un segnale culturale importante in Italia.
  • Raggiungere gli obiettivi del Pacchetto 20-20-20: i Paesi europei si sono posti una soglia restrittiva di consumo di energia primaria da rispettare entro il 2020. Un limite di consumo che può divenire strutturale solo con l’attuazione di buone prassi e di seri interventi anche sul patrimonio edilizio pubblico.
  • Più risorse pubbliche, meno inquinamento: ultime non per ordine d’importanza, le due conseguenze dirette del risparmio energetico derivante dal miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici pubblici.