Definizione di architettura bioclimatica: quando l’edilizia è sostenibile

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Qual è la definizione di architettura bioclimatica? In cosa consiste? Con l’incremento dei costi per la climatizzazione degli ambienti interni, con l’aumento delle esigenze di comfort abitativo, la diffusione della sensibilità verso il consumo delle risorse non rinnovabili e verso la limitazione delle emissioni nocive per l’ambiente, la scelta di un cambio di approccio all’edilizia è stato un obbligo.

Una definizione di architettura bioclimatica

L’architettura bioclimatica nasce con il compito di rispondere alle sfide abitative della modernità, dando vita a una pratica d’edilizia sostenibile con la quale creare spazi abitativi dei quali beneficiano sia chi li abita, sia l’intera comunità umana. Da questo obiettivo nascono  soluzioni che incrementano l’efficienza energetica degli edifici esistenti ottimizzando gli scambi termici tra il microclima dell’edificio e l’ambiente circostante esattamente come avviene, ad esempio, con le serre bioclimatiche.

Nata dalla sensibilità e l’inventiva degli architetti del nord Europa, l’architettura bioclimatica sfrutta elementi naturali come sole, vento, acqua, forza geotermica o vegetazione per l’edificazione di strutture termicamente efficienti, indipendenti dagli impianti di climatizzazione tradizionali, ma che garantiscono il  comfort abitativo. Il controllo del microclima interno, infatti, avviene attraverso strutture passive in grado di adattarsi al mutamento delle condizioni esterne e che massimizzano i benefici derivanti dallo scambio termico che interviene tra l’edificio e l’ambiente circostante.

Architettura bioclimatica: qualche esempio

Così come le serre bioclimatiche di cui abbiamo già parlato o come i tetti ventilati, anche gli altri serramenti come porte, finestre, verande o giardini d’inverno possono concorrere alla definizione di soluzioni di architettura bioclimatica. Opportunamente progettati, infatti, questi elementi sono in grado di gestire in modo dinamico i flussi di scambio termico negli edifici, sia in entrata che in uscita: d’inverno, per evitare le dispersioni termiche e conservare il calore accumulato; d’estate, per favorire la ventilazione naturale.

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