Distanze legali minime nella progettazione delle verande: ecco cosa prevedono le norme

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La costruzione di una veranda è una soluzione ideale per creare un ambiente in più in casa, chiudendo un balcone o coprendo una porzione esterna di edificio – come terrazzi, giardini o logge – per massimizzare l’utilità degli spazi esterni e trasformarli in ambienti suggestivi e abitabili durante tutto l’anno. Nella progettazione della veranda, però, è bene tenere in conto delle distanze legali fra le costruzioni da rispettare per evitare di incorrere in errori e compiere un abuso edilizio.

Qual’è la distanza legale minima da rispettare

Quali sono, dunque, le distanze edilizie minime da rispettare per dotare l’abitazione di una veranda? La distanza legale di cui tenere conto nella installazione delle verande è fissata dal Codice Civile in tre metri. Al di sotto di questa, dunque, si rischia di commettere illecito e di subire le conseguenze di un ordine di demolizione. La distanza legale minima per le verande, però, non riguarda soltanto le superfici antistanti e prospicienti in linea orizzontale (come nel caso di due edifici posti l’uno di fronte l’altro), ma anche quelle in linea verticale. In sostanza, nella realizzazione della veranda occorrerà tenere in conto anche della distanza legale minima dal piano superiore, ovvero da terrazzi, finestre o balconi appiombo in un condominio. Per essere a norma, dunque, la veranda non dovrà limitare la veduta in avanti e in appiombo del balcone sovrastante (o sottostante).

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